Siamo grati a Pasquale per averci chiesto della statua di sant’Eufemia. Lo ha fatto con rabbia, perché si chiede “a chi e a cosa è servito il viaggio della speranza”. Doveva essere il viaggio della ‘glorificazione’, è diventato il viaggio della ‘disperazione’. Brevemente – per quanto possibile – i fatti.

Giovanni Agosti, storico dell’arte, uno degli organizzatori della mostra del Louvre, in calce alla statua di sant’Eufemia così scrive: “L’Organizzazione attribuisce la statua a PIETRO LOMBARDO”. Altro che “dopo il Louvre non c’è più nulla”, come è stato detto. Oggi è proprio il Louvre che sta demolendo un mito. E’ pur vero che nessun giornale di un certo rilievo ha mai accostato la nostra statua al Mantegna. Lo stesso “Il Sole 24 Ore”, che puntualmente dedica grande attenzione all’arte, soprattutto la domenica, pur dedicando una intera pagina alla mostra parigina, scrivendo a caratteri cubitali “Andrea, re di Francia”, non ha fatto alcun cenno alla nostra statua. Solo cattiva organizzazione o anche incompetenza nella gestione dei media? Di certo qualcosa non ha funzionato. E’ assurdo che la statua parte come ‘Andrea Mantegna’ e ritorna come ‘Pietro Lombardo? Non è un gioco di parole, è quanto è accaduto. Gli organizzatori della mostra del Louvre dovrebbero aver chiesto la nostra statua perché del Mantenga. Come mai poi è stata attribuita a Pietro Lombardo? Non possiamo, invero, tralasciare il fatto che non vi sono documenti probatori in merito, nulla che possa veramente far luce sulla ‘paternità’ dell’opera. Dobbiamo pur credere, però, che non sia andata a Parigi per essere sottoposta ad un esame scientifico.

E noi della redazione con quale animo abbiamo accolto la notizia? Con l’animo di chi sa di aver dato il suo contributo alla notorietà della statua e, forse, dello stesso paese. Poco importa se è del Mantegna o del Lombardo: l’importante è che se ne sia parlato e che se ne parli ancora. Rimane pur sempre un’opera d’arte. Nel 1998, facendo nostra l’ipotesi avanzata della Gelao nel ‘96, fummo i primi a sostenere nel volume “Irsina nella storia e nell’arte” che la statua era opera del Mantegna. Di questa notorietà il merito va anche a Peppino Barile (oggi dimenticato da tutti), che ha più volte invitato Sgarbi a Montepeloso, attirando l’attenzione di tutti sulla nostra città

Abbiamo letto su Diario Irsinese che il dottor Favale fa leva sui lavori della Gelao e di Francesco Liguori, citando persino il contributo del concittadino Michele Calia, per dimostrare che la statua è opera del Mantegna. Vuol dire che siamo proprio con l’acqua alla gola. Più che fare citazioni, – peraltro tardive e su un giornale locale, anche se distribuito in varie parti d’Italia, ma pur sempre di c’a’sa nostra – avrebbe (o avrebbero) dovuto contattare prima i veri addetti ai lavori (si sapeva che era in uscita il libro sul de Mabilia); avrebbe potuto chiedere consigli a persone competenti in materia di immagine. A ben riflettere, si poteva anche presentare il lavoro di Liguori a Parigi. Erano tutte carte da giocare.

Ora le domande da farsi sono molte. Sarà ancora Irsina “Città del Mantegna”? Sarà ancora città del “Rinascimento lucano”? Si sta ancora lavorando sulla “settimana dedicata ad Andrea Mantegna sia ad Irsina che a Parigi” per accogliere la statua?

Forse è giunto il momento di prendere atto che non vi può esserci improvvisazione, e che bisogna costruire con i fatti certe realtà; il cianciare per solo apparire serve a poco.

Dovendo dire la nostra in merito, non possiamo nascondere che le ipotesi, come s’è detto, sono varie. Le ricerche storiografiche ci potrebbero condurre su altre spiagge: venete, napoletane, ed altro ancora. Non dimentichiamo che fu la stessa Gelao, nel lontano 1978, ad annotare che la statua raffigurante sant’Eufemia era “d’ignoto scultore napoletano del XVI secolo”. Secondo la Grelle, inoltre, il “Reliquiario di sant’Eufemia” ha i caratteri del gotico angioino”. Di questo, però, non intendiamo ora parlarne, perché sarà ampiamente trattato nella prossima pubblicazione che vedrà quale oggetto il culto di sant’Eufemia di Calcedonia in Montepeloso, e l’opera del De Mabilia.

 

La redazione

4 Risposte per “ANDREA MANTEGNA O PIETRO LOMBARDO?”

  1. Che splendida immagine dott. Basile. Non ho capito nulla, ma grazie comunque, ad un poveraccio che la spesa la fa solo al supermercato, questo spaccato da Vucciria, fa sentire, non saprei dire perchè, irresistibilmente più vicina la primavera. Buon lavoro dott. Basile. D.d.

  2. Gentilissimo Davide D, leggendo il tuo articoletto ho avuto la sensazione che tu l’abbia scritto tra una puntata al Pizzicagnolo e un’altra al Fruttivendolo. Sbaglio?

    Se non sbaglio, fammi sapere se da voi sono uscite già le Nespole e a quanto vanno, che lo vuole sapere Marianna, che proprio l’altro ieri mi ha detto che quella statua è di Mantegna, avendola visionata insieme a Margiuanna Copplarossa, ben bene, domenica dopo la messa vespertina. Giacchè ti trovi vedi a quanto lo danno lo Zenzero.

    Ciao P. Basile

  3. Carissimi abitanti di Irsinia, non rammaricatevi. Un Mantegna vero lo avevate ma ora è alla Pinacoteca Nazionale di Capodimonte. A quel dipinto, originariamente nella stessa chiesa della statua, si è ispirato lo stesso Pietro Lombardo. Se qualcuno ha speculato sul presunto Mantegna e Sgarbi ha cavalcato, non è certo colpa del serissimo Giovanni Agosti, che la statua aveva già pubblicato come Lombardo nella sua splendida monografia del 2005: “Su Mantegna I”. La mostra, che accostava in modo indimenticabile statua e dipinto, è servita a confermare la sua ipotesi proposta nel libro con un punto di domanda, sparito nel catalogo della mostra. Meglio un bellissimo e vero Lombardo, che un finto Mantegna. Saluti dd

  4. Defilippis Michele
    gennaio 3rd, 2009 at 00:03

    A PROPOSITO DI SANT’ EUFEMIA……..PARTE MANTEGNA, RITORNA LOMBARDO

    E’ questo l’argomento che prima, durante, e maggiormente dopo le feste natalizie tiene e terrà banco ad Irsina.
    Il tema che si sta prestando a varie ironie e sarcasmi tra i cittadini irsinesi e non, nasconde in realtà una preoccupante ricaduta sul punto di forza e di partenza del turismo ad Irsina: la statua del Mantegna.
    Certamente mette a nudo i limiti di professionalità nel rapporto con i mass media su argomentazioni di tale portata da parte dei ‘responsabili della gestione del Mantegna’, comunque lodevoli per l’abnegazione e l’impegno con cui hanno portato la statua di Sant’Eufemia in uno dei musei più importanti del mondo, il Louvre di Parigi.
    Purtroppo tutto ciò si sta rivelando un boomerang negativo per Irsina.
    Probabilmente questo avvenimento andava supportato e monitorato nella sua gestione e pubblicità per assicurare con il ritorno della statua un rafforzamento del richiamo turistico nella nostra città.
    Quanto accaduto richiede un necessario chiarimento sui dubbi comunque sollevati circa l’attribuzione della statua allo scultore Pietro Lombardo invece che ad Andrea Mantegna.
    Non possiamo rimanere inermi.
    Il rientro della statua è la migliore occasione per richiamare l’attenzione sul fenomeno Mantegna organizzando durante quella settimana dibattiti in merito, magari ricorrendo all’ausilio di storici esperti in materia, irsinesi e non, nonché a professionalità autorevoli competenti.
    Contestualmente necessita il ricorso a professionalità specifiche sia per quanto riguarda la comunicazione che la ‘gestione’ dei mass media. Senz’altro l’Assessorato alla Cultura con la recente istituzione del ‘forum per il turismo ad Irsina’ si dovrebbe immediatamente adoperare in merito.

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